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La Tarantella
La Tarantella
 

La Tarantella deriva da una Villanella del ‘500 intitolata ‘Lucia', come ci viene documentato da Giovan Battista del Tufo e da Filippo Sgruttendio. Sappiamo che la villanella era anche una forma di ballo e quindi è lecito supporre che, nel tempo, abbia subito trasformazioni radicali. Qualcuno fa derivare il termine Tarantella da ‘Ballo di Taranto'; altri danno come indicazione originaria il morso della Tarantola che, come rito propiziatorio alla guarigione di non meglio specificate malattie, veniva praticato nel tarantino; altri ancora danno come indicazione originaria del termine, l'accezione onomatopeica "‘ntanterantèra" che ci sembra più condivisibile.

Sicuramente la tarantella ballata in coppia è, nelle intenzioni di rappresentazione, molto diversa da quella ballata dal solo ‘ammalato' in terra di Puglia. E' certo comunque che La Tarantella deriva da altri due balli esistenti già nel ‘400: La Moresca ed il Fandango; la moresca introdotta dagli arabi (i famigerati saraceni) e il fandango importato dagli spagnoli, si fusero e diedero origine al ‘Ballo di Sfessania' (detto anche Tubba Catubba), la vera e propria tarantella. Improntato sulla rappresentazione di personaggi comici quali: Cucurucù, Trastullo, Razzullo, ecc. (che ritroviamo come maschere della Commedia dell'Arte insieme a tantissime altre, nella storia del Carnevale Napoletano) ebbe enorme diffusione e la sua musica veniva scandita sulla ritmica di tamburelli e colascioni. La sicurezza che il ballo di Sfessania non fosse altro che la Tarantella come oggi la conosciamo, ci viene fornita dal francese Giacomo Callot che, nel seicento, dipinse una serie di illustrazioni (susseguenti come in un fumetto) per indicare, a chi avesse voluto imparare, le varie ‘figure' del ballo. In tempo 3/8 oppure in 6/8 (che darà origine anche alla Barcarola, canto melodico e sentimentale dei pescatori), la tarantella ebbe il massimo sviluppo tecnico-musicale tra il seicento e l'ottocento con l'avvento delle chitarre e dei mandolini insieme ai flauti barocchi e a tantissime percussioni quali: il triccabballacche, il putipù, lo scetavajasse ecc.

Tarantelle famose sono: Lo Guarracino (Anonimo 1650 circa), che racconta la storia di un piccolo pesce che cerca moglie e scatena una grande guerra sottomarina, (con elenco particolareggiato di tutte le armi usate e dei colpi inferti ai ‘nemici'); e Cicerenella (Anonimo inizio ‘700) che racconta di una ragazza che possedeva nove cose tutte magiche che spingevano l'ascoltatore alla risata. Dunque il racconto di favole musicali, belle e molto divertenti. Nel 1835 Francesco Florimo, docente e archivista del Conservatorio di S. Pietro a Majella molto amico di Bellini, musicò una tarantella scritta da Achille De Lauzieres nella quale si intuiscono le reali intenzioni dei ballerini; infatti, (esattamente come nel Tango figurato Argentino), la Tarantella, nella sua forma ormai definitiva, è una pantomima sessuale e rappresenta le tipiche tre fasi amorose che una coppia deve superare: Lui corteggia lei per farla innamorare, si uniscono poi nell'amplesso ed infine lei corteggia lui per evitare che questi la possa lasciare per un'altra. Aggraziata ed allegra, ammaliata dal suono ipnotico dei tamburi assordanti, tenta di non troppo palesare, la dose di sano erotismo che esiste in qualunque canzone napoletana. Molti musicisti di fama mondiale hanno voluto inserire una tarantella nelle loro opere, qualche esempio: Mendelssohn la inserì nella sua ‘Sinfonia Italiana', Chopin nella Opera 43 per pianoforte, Weber nella Sonata in mi minore, poi Liszt, Haller, ecc., infine Gioacchino Rossini che scrisse, forse, la più bella tarantella mai scritta per una grande orchestra.

 

Giulio Iervolino