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La Villanella
La Villanella
 

Durante il 1500 assistiamo agli ultimi guizzi di vita dello ‘strambotto' e della ‘frottola', e mentre il Madrigale è in gran voga, scoppia la moda della Villanella.

Derivazione di un ballo di campagna, la villanella viene "affinata" tanto da diventare il terreno sul quale tutti i compositori si sfidano, portandola a livelli qualitativi altissimi. I musicisti, in cerca di raffinatezze, ne scrivono moltissime a più voci così che possano essere presentate nelle Corti e tra i colti nobili, come vere e proprie opere d'arte.

Fu talmente amata che varcò anche i confini d‘Italia; infatti venne dovunque imitata e stampata con la denominazione di   "Villanella alla Napolitana", come una vera e propria denominazione di origine controllata e garantita (DOCG) dei nostri giorni. La prima raccolta stampata di Villanelle è del 1537 a cura di Giovanni da Colonia e contiene quindici composizioni ad una o più voci. Tantissimi gli autori, fra gli altri: Giovan Battista Basile, Giulio Cesare Cortese, Filippo Sgruttendio, Velardiniello, Sbruffapappa, Giovanni Leonardo Primavera che hanno lasciato molti componimenti o frammenti di versi scritti per questa forma musicale; ricordiamone qualche titolo:

 

 -Parzonarella mia, parzonarella

 -Se vai all'acqua, chiammame commara 

 -Tu si de Nola et io de Marigliano 

 -Guarda de chi me jette a ‘nnammorare 

 -Sciosciame ‘ncanno lo napolitano 

 -Oh bella bella, mename no milo 

 -O quanta sciure o quanta campanelle 

 -Russo melillo mio 

 -Vurria ca foss'io Ciàola 

 -La ricciolina  

 -Villanella ch'all'acqua vaje 

 -Voccuccia de no pierzeco apreturo 

  -Napolitani nun facite folla

 -Sti suttanielle donne che portate 

 -No police       ecc.

 

Mi piace ricordare anche qualche compositore; Andrea Falconieri, Giovanni Del Giovane da Nola, Francesco Lambardi, Gian Domenico Montella, Antonio Scandello, Luca Marenzio, Donato Antonio Spano, Giallonardo dell'Arpa e molti altri; ma il più prolifico fu senz'altro Orlando di Lasso (Roland de Lassus) un belga specializzato in musica sacra che ne compose addirittura 2237! La Villanella veniva accompagnata solitamente dal suono delle ‘Tiorbe a taccone', dalle ‘cetole', dai ‘calascioni' e dai flauti. Moltissime villanelle nate a Napoli furono stampate comprese di musica, a Venezia, Bologna e Roma in ben curate raccolte; moltissimi i fogli volanti (le primigenie Copielle) purtroppo andati perduti. Gli stampatori veneti hanno contribuito notevolmente alla diffusione della forma Villanella in tutta Europa. Molto importanti erano anche le esibizioni dei ‘canterini' e delle ‘canterine' nelle feste popolari (nei giorni di San Giovanni a Mare e Santa Caterina a Formiello), oppure in quelle familiari, alcuni di essi infatti venivano considerati veri e propri beniamini del popolo. Particolarmente impegnativo era poi il mese di Maggio poiché i napoletani gareggiavano in serenate e mattinate, balli, pranzi, cene e canzoni; queste celebrazioni si ispiravano alle più antiche Maggiolate Fiorentine (il Majo). Ovviamente tra il popolo la villanella fu essenzialmente monodica (ad una sola voce n.d.r.), come anche è attestato dai coevi, e non poteva essere altrimenti, considerato che veniva cantata e ballata nelle campagne, nelle vie e nelle taverne da quei cantori girovaghi che, quasi sempre, ne erano anche gli autori. A fine secolo, però, comincia inesorabilmente il declino della forma villanella, determinato in buona parte anche dalla nascita di una nuova forma musicale che avrà grande sviluppo nel secolo a venire: il Melodramma, che subirà molte trasformazioni nell'arco di due secoli e, attraverso anche l'Opera Buffa, darà i natali all'Opera Lirica.

 

Giulio Iervolino